
Installazione • Video Mapping • Colonna Sonora
AIDA — L’Esodo Verdiano
Un’installazione immersiva ispirata all’Aida di Verdi, sul tema universale dell’esodo e della migrazione.

Installazione • Video Mapping • Colonna Sonora
Un’installazione immersiva ispirata all’Aida di Verdi, sul tema universale dell’esodo e della migrazione.
Cliente
Teatro Regio di Parma
Anno
2024
Luogo
Galleria San Ludovico, Parma, Italia
Servizi
Colonna Sonora e Sonorizzazione, Produzione Video e Videomapping
AIDA — L’Esodo Verdiano è un’installazione immersiva che prende ispirazione dall’Aida di Giuseppe Verdi per raccontare il tema universale dell’esodo. Persone di diverse etnie avanzano come marionette guidate dal destino, sospese tra terra e cielo, alla ricerca di un altrove che forse non esiste.
L’opera si articola in cinque scene — cinque paesaggi emotivi attraversati dai migranti — ciascuna con una propria identità visiva e sonora. L’intero progetto è stato realizzato in Unreal Engine, con una colonna sonora e sonorizzazione originale composta per l’installazione, proiettata sulle pareti della Galleria San Ludovico di Parma in occasione del Festival Verdi 2024.
“Marionette guidate dal destino, sospese tra terra e cielo, alla ricerca di un altrove che forse non esiste.”
Il viaggio comincia in uno spazio arido e sconfinato, dove il vento trascina polvere e memoria. Le figure avanzano in fila, ombre contro l’orizzonte, ciascuna chiusa nel proprio silenzio. La steppa non offre riparo né direzione: è il paesaggio interiore di chi ha lasciato tutto e non ha ancora trovato nulla.
Il mare si apre come una ferita tra due mondi. Distesa immensa e ingannevole, promette salvezza e minaccia oblio. I corpi oscillano tra le onde, sospesi in un limbo di speranza e paura. Attraversare il mare è un atto di fede cieca, un battesimo involontario che segna il confine tra ciò che si era e ciò che si diventerà.
Il paesaggio si cristallizza in una quiete ostile. Il ghiaccio conserva e imprigiona: i passi rallentano, i gesti si fanno fragili. In questa scena il tempo sembra arrestarsi, come se la migrazione potesse congelarsi a metà strada. Le figure si muovono tra superfici che scricchiolano, tra la bellezza tagliente del gelo e la minaccia silenziosa dello sprofondamento.
La foresta accoglie e disorienta. Tra tronchi e radici le figure trovano un riparo momentaneo, ma anche lo smarrimento di chi non vede più il cielo. La vegetazione si infittisce, i sentieri si moltiplicano e si contraddicono. La foresta è il luogo dove l’esodo perde la propria traiettoria e diventa erranza, dove il viaggio verso l’esterno si trasforma in un percorso interiore.
Il deserto è la prova finale, il luogo dove ogni cosa superflua viene consumata dalla luce e dal calore. Le figure procedono con la lentezza di chi risparmia ogni gesto, ogni respiro. Il paesaggio è assoluto: nessun punto di riferimento, nessuna ombra. Nel cuore della traversata, il deserto diventa specchio: rivela ciò che resta quando tutto il resto è stato strappato via.
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